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Riflessioni sui risultati ai referendum 2011

Premesso che la scelta di votare agli ultimi referendum non presupponeva lo schierarsi verso nessuna delle fazioni politiche oggi al governo e all’opposizione, premesso che il referendum e’ lo strumento piu’ democratico che la politica conosca, ed in quanto tale dovrebbe essere rispettato soprattutto da quelli che si fanno chiamare politici, premesso dunque che l’atteggiamento di astensione assomiglia piu’ ad una posizione Anarchica che ad una di destra, premesso tutto questo bisogna fare delle riflessioni su quello che e’ accaduto. All’indomani dei risultati referendari, tocca prendere atto del fatto che l’Italia dopo tutto c’e’. C’e’ un’Italia fatta di persone che pensano con la propria testa. Un’Italia fatta di gente che attivamente sceglie. C’e’ un’Italia…, o meglio ci sono due Italia. Una e’ quella di cui sopra, un’altra e’ quella fatta di persone che si lasciano travolgere dagli eventi, che non scelgono, che non comprendono (con accezione latina) la realta’ che li circonda. Che come vegetali sopravvivono attaccandosi alla vita e tenendo lontana, per quanto e’ in loro potere, la morte. Vegetali in balia degli eventi. Questi, vedi statistiche affluenza referendum, sono poco meno della meta’ degli italiani, e questi, vedi statistiche referendum, sopravvivono per la maggior parte nel meridione del nostro Bel Paese.


Realtà di plastica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto passa in secondo piano…questa frase saltellava tra i suoi pensieri da ormai qualche ora e non riusciva a togliersela dalla testa. Tutto è cambiato in un attimo tutto può cambiare.

Il suo sguardo si posò sul volto di Fulvia nel momento in cui il suo labbro inferiore scorreva sulla dentatura superiore e chiudeva la frase: ”Che bevi?”, ”Nulla grazie…” rispose.

Tutto era cambiato dentro di sè, gli stessi colori adesso apparivano più opachi, diluiti, quello che provava, parlo delle emozioni che scorrono come sangue negli attimi delle vite di noi umani, tutto questo era falso, fatuo, superficiale e perciò irreale. Guardò ancora una volta negli occhi di Fulvia e si alzò dal tavolino del bar, lasciando che la parte di cervello automatica congedasse la sua ospite. Allontanandosi ripensò a quell’ immagine, quelle labbra, fatua immagine di una realtà di plastica, ma che importava in fondo l’ esistenza è questa, scivolare sulle pieghe del tempo, su di un tempo senza inizio e senza fine.


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