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Ode alla batteria

La batteria è uno dei metodi per vivere di più.

L’energia accumulata all’interno di un tubetto di ferro, evita ad un mortale di ricaricare manualmente un attrezzo.
L’energia accumulata all’interno di una batteria spinge la zappa, preserva le articolazioni.


Quanto costa la tua Vita

Quanto costa un’ ora del tuo tempo. Una di quelle ore che compongono la tua vita, si, quanto costa? Te lo sei mai chiesto? Diceva il saggio: “Il tempo è denaro”, e allora proviamo a tradurre la vita in denaro, un secondo, un minuto, un anno di vita quanto costa? Una risorsa diventa preziosa quanto meno è disponibile, quanto più è rara. Cosa c’è di più raro di un’ ora del TUO tempo. Allora quanto vale!

A volte il tempo è fermo immobile, in altre parole anche troppo abbondante, altre volte rapido, fuggevole, raro. Per fortuna non sappiamo, tranne rari e tristi casi, quanto ci resta da vivere, e il più delle volte ci comportiamo come se questa vita non avesse termine. Agganciati alle piccole cose, concentrati a guardare l’ asfalto su cui camminiamo perdiamo di vista il paesaggio. Per Carlo Marx il valore di un oggetto si misura in base al tempo che serve per produrlo.

La produzione di un oggetto è quello straordinario evento che trasforma il tempo di vita in materia. Questa assume un valore dunque, in quanto traduttrice di tempo di vita. Il denaro, pratico mezzo di scambio, subentrato al baratto piuttosto scomodo e complesso, arriva a definire con più precisione il valore di un oggetto. In questo modo passiamo a tradurre il tempo di vita, in valore monetario. Risultato di tutta l’ equazione: Tempo di vita=quantità di denaro. In molte civiltà primitive, infatti, il furto è un reato che viene pagato con la morte. Questo perché rubare un oggetto, un manufatto, equivale secondo quest’ ottica a rubare del tempo.

Tempo di vita, e quindi, la vita stessa. Tutto questo è inevitabile, è la vita. Ricorda solo la prossima volta che tocchi una banconota, la prossima volta che la scambi per qualcosa di materiale, ricorda che quello è un certificato di tempo speso, un certificato di vita passata. Siamo continuamente alla ricerca del piacere, è normale, è umano. A volte però credo sia importante guardare in alto e sentirci piccoli, futili, e passeggeri.


Il valore delle cose

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Cosa determina il valore delle cose.

La scarsità della loro reperibilità? O la loro unicità?

Riflettendo su questo concetto mi sono avventurato in raccapriccianti e spaventosi ragionamenti: Quanti esseri umani ci sono al mondo? Gli esseri umani generano da loro stessi, quindi in teoria sono infiniti. Da qui deriva che non sono assolutamente scarsi in quanto a numero. Eppure reputiamo la vita di un uomo la cosa più preziosa che esista.

Ebbene è la nostra unicità che ci rende preziosi, l’ ingrediente segreto. Non il fatto di essere un essere umano, ma il fatto di essere Giovanni, un essere umano.

E se questo è vero allora assumono valore inestimabile tutte le cose, perchè tutte le cose reali sono uniche. Passando dal concettuale, astratto, al reale concreto, assumono l’ attributo di uniche, e quindi inestimabili in valore.


Forme di accelerazione

Lo spettacolo serve al barbaro per accellerare. Rimane in superficie perchè non vuole dare energia alla conoscenza, conoscenza che lo rende vivo, che da senso alla sua esistenza.

I punti di arrivo dove fermarsi e riflettere approfondire, capire, diventano stazioni di accelerazione. L’ accellerazione viene data dallo spettacolo, dalla copertina.

Serve sapere quello che accade il movimento, il contenuto profondo non interessa a nessuno.

Quel che diventeremo continua inesorabilmente ad essere figlio di quello che vorremmo diventare.


Alle porte di Eudaimon

Accusò il colpo, alzò gli occhi, era lì, indefinita, nera. E guardò quella cosa dritta negli occhi, o almeno in quello che parevano essere due occhi, al centro di quella forma.

Prima molto vaga ed incerta adesso si faceva più chiara, limpida. Le membra ancora bloccate ma il dardo nell’ arma già pronto a scoccare. Si guardò dentro, sull’ orlo del baratro, dall’ altra parte il nulla. Sottili e molteplici le sensazioni di angoscia e svilimento.

In un momento guardandosi dentro, scoprì le sue potenzialità, scoprì dove finiva, si rese conto delle sue dimensioni interiori, di quali erano i suoi limiti.

Era li, fermo gli occhi su quella cosa, e si rese conto che stava combattendo contro se stesso, contro una parte di se, subdola, grigia ed ambigua, ma lì, presente a sbarrargli ancora una volta l’ accesso alle porte di Eudaimon. Ecco, ecco che quella cosa si scioglieva, stava scomparendo, più piccola, nebulosa, adesso quasi trasparente. Allentò la presa dell’ arma e lasciò scorrere il dardo ormai inerte sullo stanco rest.

E dopo poco sparita, non vi era più nulla tra lui e la fine del giorno che accingeva a concludersi. Libero! Allentò i muscoli del corpo, adesso poteva sentire il dolore di quel colpo, rientrò dentro di se come mai prima di quel momento.

Era finita, si aprivano nuove strade.


Hic et nunc

Un rapido spiraglio, luminoso, fugace. E’ là, lo sento arrivare eccolo, mi invade, prende tutta la mia essenza, riempie il momento, l’ attimo è scomposto e vissuto negli istanti che non hanno misura, gustato a lungo e dopo poco valutato. Si sono sereno. La serenità dello stolto di chi non conosce, di chi vive il momento, l’ attimo, l’ ignorante che ignora la lunga scia del passato e la tagliente e pesante lama proiettiva del futuro. Lo sciocco che vive il presente, non attende, non ricorda, assapora. Felice dell’ avere, sereno nell’ essere, soddisfatto della sua essenza finita e mutevole. Abbraccio così tutte le cose e tutte le cose sono dentro me adesso. Il sole che riscalda la mia pelle il maglione che sfiora il mio polso, il muscolo del sopracciglio che si contrae per riparare dal sole il prezioso organo a cui è al servizio.

Essere hic et nunc.


Vis naturae

Il primo insegnamento, per importanza, che Ippocrate (460 ca. – 370 ca. a.C.) dettava ai suoi allievi era “primum non nocere”, ovvero agire sempre senza arrecare danno al malato o comunque il minore possibile.
Il potere curativo della natura può essere assunto a modello prenaturopatico “vis medicatrix naturae”. E’ presente dunque una forza nella natura che tende a lenire e curare i mali. Una forza che se assecondata è garanzia di una vita sana e serena. Conviene quindi seguire questa via utilizzando rimedi pro-plan, cioè secondo il piano. In un’ ottica più generale: vivere secondo i propri ritmi, senza forzare, senza sacrifici. Tempi lenti e operare secondo canoni umani.


Uomo linguaggio evoluzione specie-specifica

Tratto da “L’ istinto del linguaggio”

[Steven Pinker Oscar Saggi Mondadori]

[...] Perchè il linguaggio dovrebbe essere considerato questa gran cosa? E’ vero che ha permesso agli esseri umani di diffondersi su tutto il pianeta e provocare grandi cambiamenti, ma non so se sia un’ impresa più straordinaria di quella del corallo che costruisce le isole, dei lombrichi che dosegnano paesaggi con la terra o dei  batteri della fotosintesi che per primi liberarono ossigeno nell’ atmosfera, all’ epoca una catastrofe ecologica. [...]

Alcune di queste creature hanno tratti che possiede solo la loro specie; altre no, a seconda solo del caso che ha portato all’ estinzione i loro parenti. Darwin ribadiva che tutte le cose viventi sono genealogicamente imparentate, ma l’ evoluzione è discendenza con modificazione e la selezione ha plasmato la materiaprima dei corpi e dei cervelli in modo da inserirli in un enorme numero di nicchie differenziate. Per Darwin qui sta “la grandezza di questa visione della vita”: “Che menre questo pianeta ha continuato a roteare secondo la legge fissa della gravità, da un inizio così semplice si sono evolute, e continuano ad evolversi, infinite forme bellissime e meravigliose”.


Cio che c’è serve per esistere

[dai delri di un pazzo: io]
Tutto ciò che “è”, è necessario alla sua esistenza stessa. Non avrebbe senso raggionare al contrario. Non sappiamo usare lemani e le braccia perchè ne siamo provvisti, ma al contrario le braccia e le mani esistono perchè utili alla nostra stessa sopravvivenza. La realtà che ci circonda è vista con colori ed odori non perchè realmente essa sia così (una mosca per esempio la descriverebbe totalmente diversa), ma perchè una “visualizzazione” tale ci permette per esempio di decidere cosa mangiare e cosa evitare, ci permette di distinguere i nostri simili e di evitare situazioni di pericolo. Ciò detto posso quindi affermare che non esiste una realtà univoca, ma tante rappresentazioni di realtà utili alla nostra stessa sopravvivenza.


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